80° salesiani al Rainerum

Ben ottant'anni fa, nel 1938, il Rainerum e le attività ad esso correlate venivano affidate ai Salesiani.

Eppure, lo storico istituto, ha origini molto più radicate nel tempo.

Il seme del “primo Rainerum” viene gettato nel 1848 da una compagnia di uomini magnanimi (Männerverein) animati dal proposito di porre freno al dilagare della malavita fra i giovani bolzanini.

L'8 maggio del 1849 viene approvato il primo statuto e questa può essere considerata la vera data d'inizio dell'opera, che, gestita da personale Laico, con la supervisione di alcuni parroci della zona, diviene con il tempo sempre più famosa, fino ad attirare addirittura l'attenzione del vicerè del lombardo veneto, l'Arciduca Ranieri.

Questi, interessatissimo in vita all'opera intrapresa dai membri della Männerverein, ne diverrà il primo protettore e, alla sua morte, lascerà in eredità alla associazione ben seimila e trecento fiorini, una somma cospicua di denaro per l'epoca, tanto da essere sufficiente per l’acquisto di un nuovo edificio.

E così presto è: nel 1878, con l'approvazione del secondo statuto, la sede della Männerverein viene spostata nello stabile oggi situato in Piazza Domenicani 7.

(Rainerum in via Carducci del 1887 e Rainerum dopo il bombardamento)

Tra i cambiamenti più radicali introdotti dal nuovo statuto, vi è la fondazione di un convitto maschile, pensato per ospitare i giovani provenienti da tutta la regione e frequentanti le scuole pubbliche cittadine.

Con il tempo l’opera cresce sempre di più, arrivando a fornire servizi a più di 130 ragazzi all'anno.

È evidente, di conseguenza, la necessità di trasferirsi nuovamente, cercando uno stabile spazioso e dotato di cortile per il gioco.

Siamo nel 1887 quando viene inaugurato il nuovo, spazioso Rainerum nell'odierna via Carducci.

Nel 1903 viene redatto un terzo statuto: in onore dell'arciduca Ranieri, il finanziatore che aveva permesso all'opera di spiccare il volo, al nome ufficiale dell'associazione viene aggiunto “Rainerum”, denominazione con la quale, ancora oggi, l'opera è conosciuta nell’intero territorio.

Per tutta la prima parte del XX secolo il “Rainerum” continua nella sua opera, dispensando servizi di convitto e di avviamento al lavoro per i ragazzi: le attività saranno supervisionate da nove suore di San Vincenzo e da un sacerdote fino al 1937, quando, per via di alcune difficoltà di dialogo tra i responsabili dell'opera e l'amministrazione provinciale, viene revocato il contratto con la comunità vincenziana.

Appena un anno dopo, il 31 maggio del 1938, viene stipulata una nuova convenzione: il Rainerum viene affidato all'ente salesiano, inizialmente destinato ad amministrare una delle poche parrocchie di lingua italiana di Bolzano (odierna chiesa di Cristo Re).

Dal 3 settembre 1943, i neo-arrivati Salesiani sono però costretti a fuggire, essendo ormai il territorio sotto il controllo della Germania nazista. L'edificio sarà adibito a deposito di munizioni.

Nel 1944, per via dei continui bombardamenti inglesi sulla cittadina, il Rainerum viene nuovamente abbandonato e, come si vede da alcune foto dell'epoca, completamente distrutto dagli ordigni esplosivi.

I lavori di ricostruzione iniziano presto, nel 1954, e il nuovo Rainerum viene inaugurato solennemente appena quattro anni dopo dal Patriarca di Venezia Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XIII.

Con gli anni l'edificio verrà ampliato sempre di più, procedendo alla demolizione dapprima di un vecchio maso ed in seguito di un capanno usato come centro di formazione professionale e officina dai ragazzi del Rainerum.

Negli anni ‘70 i Salesiani sono ormai amministratori, oltre del convitto, anche di una scuola media e negli anni ‘80 verrà inaugurato, dietro la volontà della neonata associazione genitori, un liceo linguistico, che tre anni dopo aprirà le proprie porte anche alle ragazze.

Nel 1994 il liceo cambia il proprio indirizzo di studio in “Liceo Scientifico Europeo”, che a sua volta, nel 2008 diventerà “Liceo Scientifico delle scienze applicate”.

Lo stesso anno, iniziano i lavori di ristrutturazione dell’ edificio, trasformandolo nell’opera che si presenta a noi, oggi, a ottant'anni dall'arrivo dei salesiani a Bolzano.

 






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